Cambia il governatore di Guerrero, ma i 43 studenti non si trovano

 

 Geraldina Colotti, 27.10.2014 “Il Manifesto”

Messico. Manifestazioni e blocchi stradali dopo i tragici fatti di Iguala

In Mes­sico, passa la voce della piazza, almeno su un punto: la par­tenza del gover­na­tore dello stato di Guer­rero, Angel Aguirre Rivero, con­si­de­rato respon­sa­bile poli­tico della mat­tanza di Iguala. I fatti sono ormai emersi all’attenzione inter­na­zio­nale e le mani­fe­sta­zioni di soli­da­rietà si ripe­tono da un lato all’altro del mondo. Il 26 set­tem­bre, un gruppo di stu­denti «nor­ma­li­stas», così chia­mati per la pro­ve­nienza dell’istituto rurale a cui appar­ten­gono, è stato bru­tal­mente aggre­dito dall’azione con­giunta di gruppi mafiosi e poli­zia. Alcuni ragazzi sono stati uccisi e 43 risul­tano da allora scomparsi.

Da quel giorno, si ripe­tono le mani­fe­sta­zioni, le prese di posi­zioni inter­na­zio­nali e le pres­sioni sul governo neo­li­be­ri­sta di Enri­que Peña Nieto affin­ché ponga fine all’impunità. Una situa­zione ormai inso­ste­ni­bile anche in un paese in cui l’intreccio per­verso tra mafie e poli­tica è con­si­de­rato un dato intrin­seco che rende impos­si­bile ogni cam­bio di sistema. E alla fine, almeno una vit­to­ria i mani­fe­stanti l’hanno otte­nuta. Il gover­na­tore Aguirre (del Par­tido de la Revo­lu­cion Demo­cra­tica — Prd -), noto anche per il suo ruolo in altre pre­ce­denti azioni repres­sive, gio­vedì scorso ha chie­sto un per­messo di 30 giorni per allon­ta­narsi dall’incarico a seguito della pres­sione della piazza. Stessa cosa aveva fatto il sin­daco di Iguala, José Luis Abarca, che ha ordi­nato l’attacco agli stu­denti, evi­den­te­mente col­luso con la banda mafiosa dei Guer­re­ros Uni­dos. Abarca ne ha appro­fit­tato per darsi alla fuga, inse­guito da un man­dato di cat­tura. Aguirre ha ammesso con la stampa di essere stato al cor­rente di quanto suc­ce­deva a Iguala, ma di aver pro­vato a met­tersi in con­tatto con il sin­daco senza riuscirvi.

Sabato, l’Assemblea nacio­nal popu­lar de Mexico, che ha sede nella Escuela Nor­mal Rural «Raul Isi­dro Bur­gos» di Ayo­tzi­napa, a Iguala (nel Guer­rero), l’istituto a cui appar­ten­gono i 43 stu­denti scom­parsi, ha chie­sto che il pros­simo gover­na­tore a inte­rim fosse un rap­pre­sen­tante della società civile e non un mili­tante di qual­che par­tito poli­tico. E si è detta dispo­sta a pro­porre alcuni nomi. Dopo la riu­nione, alla quale hanno par­te­ci­pato i rap­pre­sen­tanti di 73 orga­niz­za­zioni stu­den­te­sche e della società civile di tutto il paese, gli stu­denti hanno reso nota l’agenda di pro­te­sta per i pros­simi giorni per chie­dere la ricom­parsa dei 43 ragazzi. E in que­sti giorni hanno bloc­cato strade e aero­porti, men­tre le fami­glie degli scom­parsi hanno dato un ulti­ma­tum al governo: «siamo dispo­sti anche a rischiare la vita per ritro­vare i nostri figli», hanno detto. Da oggi e per tre giorni è stato dichia­rato uno scio­pero a livello nazio­nale con l’appoggio della sini­stra di alternativa.

L’Assemblea nacio­nal è stata creata lo scorso 15 otto­bre da 53 orga­niz­za­zioni sociali e stu­den­te­sche di tutto il Mes­sico.
Come gover­na­tore a inte­rim è stato eletto Roge­lio Ortega Mar­ti­nez (con 39 voti a favore, 6 con­trari e nes­suna asten­sione): «Pro­ce­de­remo alla rico­stru­zione di Guer­rero, in pace e armo­nia», ha detto Mar­ti­nez. Poi ha pro­messo chesi ado­pe­rerà per favo­rire una com­mis­sione per la verità voluta dagli stu­denti e che affron­terà il tema dei lea­der delle pro­te­ste sociali in car­cere senza prove. E ha chie­sto al pre­si­dente di far chia­rezza sui fatti di Iguala e di ado­pe­rarsi affin­ché la ricerca dei ragazzi scom­parsi porti a buon fine. «Non pos­siamo più cam­mi­nare a testa alta se non tro­viamo i respon­sa­bili mate­riali e intel­let­tuali di que­sto mas­sa­cro», ha detto ancora Mar­ti­nez. Intanto, il governo si pro­fonde in ras­si­cu­ra­zioni, pro­met­tendo che lavo­rerà affin­ché «mai più vi siano gover­nanti come quello di Iguala».

Per i fatti di Iguala sono stati arre­stati poli­ziotti e espo­nenti dei Guer­re­ros Uni­dos, le cui con­fes­sioni hanno per­messo di sco­prire diverse fosse comuni. Secondo le testi­mo­nianze, almeno un gruppo di 17 stu­denti è stato con­se­gnato ai ban­diti che li hanno uccisi e bru­ciati. Finora, però, i resti car­bo­niz­zati non risul­tano essere quelli degli studenti.

 

 

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Foto manifestazioni – fonte Internet